Comunicato ufficiale sulla Manifestazione Nazionale del 12 aprile 2025

 

 

 

Oltre 50.000 persone hanno invaso le strade di Milano sabato 12 aprile per gridare forte e chiaro: BASTA

COMPLICITÀ ITALIANA NEL GENOCIDIO DEL POPOLO PALESTINESE.

Una manifestazione straordinaria, potente, indetta dalle forze palestinesi attive in Italia, insieme ai sindacati di base

e sostenuta da centinaia di associazioni, partiti e gruppi della realta' civile e sociale.

Una piazza trasversale e determinata, composta da anziani, bambini, studenti, migranti, lavoratrici e lavoratori, che

ha saputo dare voce alla rabbia e alla determinazione collettiva di un popolo che rifiuta di rimanere in silenzio.

 

La riuscita di questa giornata è ancora più significativa se letta nel contesto dell’approvazione del DDL 1660, un

dispositivo autoritario che impone nuove politiche di controllo e repressione. Ma il tentativo di intimidire la società

civile è fallito: la gente è scesa in piazza con coraggio e consapevolezza, portando avanti una lotta che è tanto contro

il genocidio sionista in Palestina, quanto contro la militarizzazione della società italiana, la repressione crescente e la

corsa al riarmo.

 

La risposta delle istituzioni, ancora una volta, è stata quella della violenza repressiva e della provocazione deliberata

coerente con la deriva autoritaria sempre più esplicita del governo,. Le forze dell’ordine, su mandato della Questura,

hanno scientemente scelto di alzare il livello dello scontro, frammentando il corteo con un attacco a freddo, in un

momento in cui la manifestazione era pacifica, attraversata da famiglie, bambini e lavoratori. È stata una mossa

pianificata per distogliere l’attenzione dal contenuto politico della mobilitazione – la denuncia del genocidio in corso

a Gaza, della complicità italiana, delle politiche di riarmo e repressione – e riportare tutto nel quadro della “gestione

dell’ordine pubblico”, e imporre sin da subito la prepotenza che il decreto sicurezza impone.

 

In linea con la vigliacca applicazione di queste pratiche, si e' incolpata la piazza stessa con false accuse di

provocazioni, danni, tensioni causate dai manifestanti. Ma e' ormai chiaro per tutti che non c’è stata nessuna

“deviazione violenta” del corteo: si è trattato di un’aggressione orchestrata del potere, con agenti in borghese che

hanno provocato e caricato manifestanti disarmati e inermi, in alcuni casi indossando simboli dell’estrema destra.

Un attacco che ha messo deliberatamente a rischio l’incolumità di migliaia di persone, con l’unico obiettivo di

criminalizzare la protesta, costruire una narrazione falsa di “scontri” e oscurare la voce di oltre 50.000 persone che

chiedevano giustizia per la Palestina.

 

Questa non è una gestione errata dell’ordine pubblico: è un progetto politico che punta a normalizzare la

repressione, a costruire il dissenso come nemico interno da neutralizzare. È inaccettabile che le forze dell’ordine

agiscano dentro i cortei, provocando e caricando senza alcuna giustificazione. Non permetteremo più che accada: i

cortei devono essere liberi di esprimere il dissenso, senza infiltrazioni, senza intimidazioni, senza provocazioni

studiate a tavolino.

 

Nonostante il corteo sia stato diviso dalla violenza poliziesca, UDAP insieme ad alleati e movimenti solidali, ha

saputo leggere la dinamica in atto e non si è fatta di intimidire, rimanendo in piazza, chiedendo il rilascio immediato

dei giovani fermati e denunciando con forza la repressione come parte integrante dell’architettura politica che

sostiene il genocidio e il riarmo.

 

Quella di sabato non è stata solo una manifestazione per la Palestina. È stata una manifestazione per tutte e tutti

noi. Contro la violenza coloniale, contro la complicità internazionale — e italiana in particolare — contro un sistema

che ha bisogno della repressione e della paura per mantenere il potere. Ma non arretreremo.

Facciamo appello a tutte e tutti a non cadere nel gioco delle provocazioni istituzionali. A non lasciare spazio alla

paura e al disorientamento. A rimanere lucidi, uniti, solidali.

 

La lotta a fianco della resistenza palestinese continua.

Contro ogni complicità, per la liberazione di Anan, Ali e Mansour.

Contro ogni repressione. Contro il riarmo.

Le provocazioni, la violenza e i tentativi di divisione non vinceranno.

Il 12 aprile lo ha dimostrato: la piazza è viva, e non ha intenzione di tacere.

 

UDAP-UNIONE DEMOCRATICA ARABO-PALESTINESE


 

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